di Valentina Tebala

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Giovanni Gaggia, artista e performer, è il presidente di Sponge ArteContemporanea: una realtà indipendente e no profit piuttosto atipica in Italia, eppure assai ben riconosciuta.

Valentina Tebala/ Iniziamo con le canoniche five ws per fornire ai nostri lettori le informazioni generali e i concetti basilari sul chi, cosa, dove, quando e perché nasce Sponge ArteContemporanea.

Giovanni Gaggia/ Sponge ArteContemporanea nasce otto anni fa a Pergola, nelle Marche, in Provincia di Pesaro e Urbino. Semplicemente un gruppo di amici si sono ritrovati intorno ad un tavolo per discutere di resilienza nelle arti visive contemporanee, il tavolo era quello di casa mia di cui ho aperto le porte per offrire un luogo di confronto e di lavoro.  Ora siamo un team coeso e strutturato: oltre al sottoscritto, Davide Quadrio, Stefano Verri, Federica Mariani, Milena Becci e Giovanna Giannini Guazzugli.

VT/ È interessante la definizione che spesso dai a Casa Sponge come rifugio o nascondiglio del presente, spazio poetico, di meditazione e interazione estremamente genuina con la natura, con l’arte e quindi con i suoi operatori e il pubblico. Situandovi ai margini – non solo geografici – rispetto al sistema artistico convenzionale e alle sue logiche di mercato, come vi relazionate con esso?

GG/ Sì, ho sempre definito Casa Sponge un rifugio, per me è stato il luogo di salvezza in un momento difficile, è stato il luogo che ha saputo accogliere ed amplificare la mia creatività; ho pensato che se è stato così per me poteva esserlo anche per gli altri. Tanto è che la stagione di questʼanno si chiama proprio “Rifugio del presente”, un luogo dove lʼarte si può nascondere per essere ascoltata al meglio da chi riesce a scovarla, un “bastione naturale in prospettiva ariosa”. Qui tanti hanno deciso di venire e di scovare questa sensazione, tanti del cosiddetto sistema, che qui assume quasi un altro termine, grazie alla dimensione domestica. Le logiche di mercato non sono un problema di Sponge ArteContemporanea.

VT/ Per intenderci con esempi pratici sull’etica del vostro lavoro e ricerca, puoi raccontarci dei progetti e degli artisti che saranno protagonisti dello Sponge Living Space nei prossimi mesi?

GG/ Con grande piacere, svelo e rivelo le mie carte. Abbiamo in corso due mostre personali degli artisti vincitori delle edizioni 2014 e 2015 del Premio Ora: lʼiraniana Saba Masoumian ed il brasiliano Rolando Aguiar. Il prossimo progetto invece partirà dallʼidea di un camping formativo per nove giovani curatori ed ha soppiantato quello che per sei anni è stato il nostro “Perfect Number”, nove personali in sincrono dipanate nelle nove stanze di casa; negli anni le edizioni hanno assunto varie declinazioni, dalla poesia, alla letteratura fino ad ospitare nove strutture indipendenti italiane in sincrono. Il camping è cresciuto, siamo arrivati ad oggi a tre comuni coinvolti, quatro mostre, tredici conferenze, sei presentazioni di libri, una performance musicale ed un nuovo nome che raccoglie tutto e dà il via ad altro, “a,m,o arte Marche oltre”. Il progetto con buona probabilità avrà cadenza biennale. Per la prossima stagione invece abbiamo in cantiere quattro personali, tra cui Alessandra Calò, Mattia Pajè e Francesco Bocchini.

VT/ La predilezione per la periferia, il contatto profondo con la terra, la responsabilità intellettuale e sociale di portare avanti una missione attraverso l’arte, mi ricollega ad un altro tuo grande e recente progetto legato alla figura di Pier Paolo Pasolini. “Io So, in viaggio per Pasolini”, una mostra corale ed itinerante, quali tappe percorrerà?

GG/ La responsabilità intellettuale e sociale è il filo rosso del mio lavoro. Mi sono ritrovato negli anni a costruire progetti al fianco di Amnesty International, dei Parenti delle vittime della strage di Ustica e nella mia ultima residenza a raccontare le storie di uomini e donne del Monferrato che hanno abbandonato la propria terra per cercar fortuna, o che hanno lottato o lottano ancora per le proprie terre, dai partigiani ai membri della FEVA, lʼassociazione dei familiari vittime dellʼamianto. Ho cercato e cerco di tradurre tutto ciò in arte, con azioni dal forte impatto emotivo, tenendo sempre ben presente la linea verticale della vita. “…Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare lʼarbitrarietà, la follia e il mistero…”. In questo articolo del 14 novembre del 1974 Pier Paolo Pasolini analizza il ruolo dellʼintellettuale. Con Rocco Dubbini abbiamo deciso di farci carico oggi di queste parole e di costruire un progetto non statico, sia dal punto di vista strutturale che dei contributi; siamo in trattativa con diversi luoghi, sia in Italia che allʼestero, perché il progetto deve essere richiesto e adottato. Mi sento di rivelarti, senza certezza alcuna, Palermo e Terni… Le altre per scaramanzia le tengo chiuse nel cassetto.

VT/ Ci sveli un sogno nel cassetto di Casa Sponge?

GG/ Non un sogno ma il sogno nel cassetto: che Casa Sponge possa divenire negli anni una struttura liquida capace di espandere la sua filosofia ben oltre il territorio e lo spazio fisico, un contesto per lʼarte magari anche in grado di generare posti di lavoro.

L’intervista è pubblicata nel n.19 di SMALL ZINE

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