Un articolo del mese di giugno 2012 de Il Fatto Quotidiano ci ricorda che da troppo poco tempo esiste un termine italiano, femminicidio, che racchiude una serie infinita di crimini contro le donne da parte di uomini, quasi sempre mariti, fidanzati o padri-padroni, che poi finiscono per uccidere le proprie mogli, fidanzate o figlie, senza che queste, preventivamente, siano state protette e tutelate dallo Stato.

Il problema è culturale: le vittime soccombono sotto il controllo economico e psicologico di uomini che spesso non riescono a denunciare e la violenza tra le mura domestiche non è vista come un crimine.

L’articolo, con un paragrafo di venti righe esplicative a centro pagina e con attorno un elenco sterile di nomi di donne uccise (a giugno erano 73, ora sono ben 102), ci da l’immagine perfetta di quanto e come questo problema venga affrontato in Italia.

Quest’anno  la visita della rapporteur dell’ONU, Rashida Manjoo, ha concretizzato ancor di più la gravità di questa situazione e si è sottolineato quanto la nostra cultura tolleri questo tipo di violenza e quanto le leggi non riescano a contrastarla, spingendo alla ratifica del Trattato di Istanbul che riconosce la violenza sulle donne come una “violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione”.

Rita Soccio, donna e artista, ha voluto, partendo dal suddetto articolo e in occasione di Christmas Tree d’Artista IV edizione, denunciare, attraverso la sua opera, questa vergogna affinché questo problema abbia anche un volto estetico, diretto e d’impatto verso uomini e donne, indistintamente.

L’Albero è uno dei simboli del Natale, della gioia e della serenità che questa festività richiede e apparentemente, da lontano, le sue luci sfavillanti e le sue decorazioni rosse oblunghe eseguono il loro compito, così come una famiglia o una coppia dall’esterno delle mura domestiche può apparire felice.

Bastano però pochi passi per comprenderne l’orrore e osservare da vicino le cento etichette che nominano quelle che appaiono chiaramente come provette piene di un liquido rosso, il colore del Natale ma anche del sangue.

Sono i nomi delle donne uccise nel 2012, amate troppo e torturate per questo, martiri che non appaiono sul calendario ma su un albero sintetico durante il periodo natalizio. La provetta alla quale sono affisse contiene simbolicamente il loro sangue rosso, come fosse una reliquia della Cristianità, ma non sono lì per essere adorate ma per riportare alla mente di un mondo indifferente e incivile cosa accade.

La valenza sociale di quest’opera è forte, è un urlo tragicomico contro il maschilismo che regna nel nostro Paese, il mancato coraggio di molte donne e la noncuranza dello Stato, da parte di un’artista che affianca costantemente l’etica all’estetica e che ci augura un Buon Natale dopo averci ricordato tutto questo.

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